Immagine del genocidio in Ruanda


Francesco Cecchini


A poco meno di 28 anni dal genocidio che in Ruanda dal 7 aprile alla metà di luglio 1994 fece dalle 800.000 a 1.000.000 di vittime non tutti i criminali responsabili sono stati puniti. Ancora Fischia il Vento su questo tragico episodio ha pubblicato diversi aritolo. Il link con l’ ultimo dal titolo significativo, Non dimenticare il genocidio in Ruanda e non perdonare, è il seguente.
https://www.ancorafischiailvento.org/2021/04/15/non-dimenticare-il-genocidio-in-ruanda-e-non-perdonare-coloro-che-lo-commisero/
Lo scorso 27 dicembre 8 ex genocidi ruandesi hanno ricevuto l’ ordine dal ministro dell’ interno del Niger, Hamdou Adamou Souley di abbandonare il paese. In pratica sono stati espulsi, per ragioni diplomatiche. Avevano trovato rifugio meno di due mesi fa, in quanto il Niger aveva firmato un accordo con l’ ONU per accogliere questi personaggi ruandesi
Le persone colpite da questa misura erano state condannate o assolte dal Tribunale penale internazionale per il Ruanda (ICTR, International Criminal Tribunal for Rwanda,) per il loro ruolo nel genocidio del 1994 contro i tutsi. Sono Protais Zigiranyirazo, François Nzuwonemeye, Innocent Sagahutu, Alphonse Nteziryayo, Tharcisse Muvunyi, André Ntagerura, Anatole Nsengiyumva e Prosper Mugiraneza.
In precedenza, gli otto ruandesi si erano stati ad Arusha, in Tanzania, dove si trovava la sede ufficiale dell’ICTR. Il Ruanda ha recentemente chiesto conto alle Nazioni Unite del loro trasferimento. All’ inizio di dicembre, Valentine Rugwabiza, rappresentante permanente del Ruanda presso le Nazioni Unite, ha affermato che il suo paese non era stato informato della decisione. Proseguendo, il diplomatico ha affermato che ci sono prove concrete che alcune delle otto persone abbiano svolto attività per destabilizzare la regione dei Grandi Laghi.
“La decisione del Niger è davvero benvenuta perché queste persone sono responsabili e sono state giudicate colpevoli di aver pianificato e commesso il genocidio del 1994 contro i tutsi”, ha dichiarato all’ AFP, Agence France-Presse Naphtali Ahishakiye, segretario esecutivo di Ibuka, principale associazione ruandese dei sopravvissuti al genocidio. “Ora che sono stati espulsi, dovrebbero tornare in Ruanda perché i crimini sono stati commessi sul suolo ruandese. Questo è quello che chiediamo”, ha continuato.
Da notare che l’ ICTR ha terminato le sue funzioni nel 2016 e ha sempre suscitato i dubbi del governo del Ruanda sul suo operato.

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

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