Secondo l’agenzia iraniana Tasnim, il responsabile della Fondazione per i Martiri e i Veterani ha dichiarato che oltre due terzi delle persone morte nelle recenti violenze in Iran sono state classificate come “martiri”, cioè vittime uccise dai rivoltosi e da gruppi armati, non dalle forze governative.
Tasnim descrive gli episodi come molto violenti e sostiene che tra le vittime ci siano civili e membri delle forze di sicurezza, colpiti con armi da fuoco e con strumenti come coltelli e lame. Alcuni crimini — come incendi, decapitazioni e soffocamenti — avrebbero reso difficile l’identificazione dei corpi, rendendo necessari esami forensi.
L’agenzia Fars rafforza questa versione parlando di violenze “in stile ISIS”, con esecuzioni, mutilazioni, attacchi con granate e incendi di moschee e proprietà pubbliche. Secondo Fars, la strategia sarebbe stata quella di aumentare deliberatamente le vittime per alimentare i disordini, e molte persone uccise sarebbero stati semplici passanti, inclusi anziani e bambini.
Il testo sottolinea infine che fonti occidentali, gruppi per i diritti umani e canali dell’opposizione sostengono una lettura opposta, attribuendo invece le uccisioni alle forze governative iraniane.
