Il Potomac è lungo 652 km.(come il Po). Nasce nelle montagne del Maryland sud-orientale e sfocia nella Baia di Chesapeake. E’ uno dei fiumi statunitensi più inquinati: il maggiore, tra quelli in pericolo di estinzione negli Stati Uniti. E’ una delle fonti di acqua potabile per più di 5 milioni di persone che vivono nell’area metropolitana della capitale,Washington.
Un suo affluente, lungo 30 km, il Piscataway Creek, entra nel Potomac poco a sud della Capitale. Prende il nome da una popolo nativo che aveva custodito le sue acque per migliaia di anni. Nel 2022 ha subito una grande moria di pesci.
L’associazione di tutela ambientale Potomac Riverkeeper Network sta seguendo eventi distinti che hanno contaminato i due fiumi.
Appena a nord della Capitale, nel gennaio scorso, una fogna è crollata, rilasciando, per quasi tre settimane, 243 milioni di litri di liquami nel Potomac. La fogna, il cosiddetto Potomac Interceptor, era stata realizzata 60 anni fa lungo la costa del Maryland lungo il fiume. Risultava in pericolo di crollo da anni.
A sud di Washington, non lontana dal Piscataway Creek, sorge Joint Base Andrews, una grande base aerea. Nel dicembre del 2025, a causa di un “guasto tecnico”, 121.000 litri di carburante per jet si sono riversati nel terreno e i militari hanno aspettato 3 mesi prima di notificare il disastro ambientale. Solo 38.000 litri sono stati recuperati. I rimanenti 83.000 litri risultano ancora sparsi. L’organizzazione ambientalista Military Poisons, che indaga sulla contaminazione da PFAS prodotta dalle basi militari di tutta la Nazione, ha denunciato gli alti livelli di inquinamento nel fiume a valle della base aerea già dal 2022, per probabili altri eventi.
I PFAS sono composti chimici che non si degradano, utilizzati in prodotti che vanno dagli articoli da cucina agli usi industriali e sono portatori di varie malattie gravi (abbassamento delle difese immunitarie, danni riproduttivi, tumori, …). Il dipartimento dell’Ambiente del Maryland ha raccolto in quel fiume pesci con valori di PFAS 1,4 milioni di volte superiore a quelli che deve avere un’acqua potabile sicura. Ne ha identificato anche la causa nella schiuma antincendio utilizzata contro gli incendi di carburante degli aerei militari. Molto dopo è stato dato un allarme sull’utilizzo alimentare dei pesci fluviali. Che sono il cibo quotidiano dei pescatori poveri, molti dei quali recenti immigrati, che vivono sulla costa atlantica, alla foce del Potomac.
La Nazione Piscataway, che conserva diritti di caccia, pesca e coltivazioni su un’area di quel territorio ha criticato la lentezza dell’intervento, denunciando il fatto che all’inizio di febbraio di quest’anno i batteri fecali permanevano per ben 2.700 volte il limite di sicurezza. Uno stanziamento di 2,7 milioni di dollari per la bonifica ambientale della base aerea è stata eliminato nel 2025, all’inizio della seconda amministrazione Trump.
Di converso, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente (United States Environmental Protection Agency – EPA), responsabile dei controlli, ha dichiarato ora che gli obiettivi della bonifica di entrambi gli eventi sono ormai stati raggiunti e gli avvisi sul non utilizzo delle acque sono stati revocati.
L’amministrazione Trump aveva proposto un taglio del 90% al Fondo di investimenti nelle infrastrutture idriche ma il Congresso l’aveva respinto. Ma perdura l’attacco governativo alle agenzie federali, che rappresentano negli USA un importante tassello di equilibrio dei poteri e di applicazione delle leggi per l’ambiente, per i diritti individuali e collettivi. Già dall’inizio del 2025, l’EPA era stata una delle prime agenzie a essere colpita, sia da tagli del personale (con licenziamenti e incentivazioni all’esodo) sia da riduzione delle risorse destinate a progetti di monitoraggio ambientale, contrasto dell’inquinamento e difesa della salute pubblica. I tagli, effettuati dall’allora organizzazione DOGE al comando di Elon Musk, sono stati confermati dalla Corte Suprema contro una causa promossa da AGFE, uno dei sindacati del Pubblico Impiego.
Nel frattempo, come scrive E.Kolbert sulla rivista New Yorker, “in poco più di un anno Zeldin (il nuovo direttore) ha trasformato l’EPA. da un’agenzia votata a proteggere la salute umana e l’ambiente in una che, più o meno apertamente, si schiera con gli inquinatori. Ha riempito le alte sfere dell’EPA con ex lobbisti del settore, ha ripulito interi database di informazioni dal suo sito web e ha sciolto interi dipartimenti … L’EPA non ha solo abbandonato i propri sforzi per frenare le emissioni di gas serra; è attiva nel prevenire l’azione pro-clima degli Stati dell’Unione”.
La nuova dirigenza di EPA, nominata da Trump, ha cassato anche le indicazioni contro i gas serra e ha soppresso l’Office of Environmental Justice and External Civil Rights, che pubblicava un quadro delle normative pro-clima. Ciò nel quadro del noto negazionismo climatico del presidente e dei suoi grandi finanziatori delle Big Oil, le compagnie di trivellazione ambientale che ambiscono all’apertura di luoghi incontaminati al nocivo fracking (la trivellazione idraulica). Ciò che potrebbe compromettere l’acqua potabile di più di 60 milioni di persone che negli Stati Uniti la ricavano dai corsi d’acqua che scorrono dalle foreste nazionali (finora) tutelate.
Significativamente, nel gennaio 2026, è stato anche cambiato il metodo di calcolo degli effetti dell’inquinamento, che imponeva alle grandi società quotate a Wall Street l’obbligo di documentare l’impatto finanziario dei cambiamenti climatici sulle proprie attività e di rendicontare le proprie emissioni di gas serra dirette e indirette. La normativa del governo Biden includeva come valore economico le vite umane salvate da corrette politiche di prevenzione e di intervento; ora si dovrà rilevare solo l’impatto dei costi previsti per le imprese.
Infine, l’EPA prevede di abrogare i limiti di inquinamento da sostanze chimiche per nell’acqua potabile, inseriti 2 anni fa durante l’amministrazione Biden per ridurre l’esposizione ai PFAS. Durante la conferenza stampa del 18 maggio, l’amministratore dell’EPA, Lee Zeldin, e il segretario alla sanità degli Stati Uniti, Robert F. Kennedy, hanno annunciato ulteriori controlli sui PFAS ma nell’ottica malcelata di ridurne o ritardane le limitazioni, che erano state contestate dalle industrie che li producono. La nuova norma ritarderà anche l’obbligo per i comuni di installare la filtrazione specifica delle acque potabili per rimuovere negli acquedotti sostanze chimiche come alcuni pericolosi PFAS.
L’acqua pubblica è anche sotto massiccio attacco da parte dei costruttori di grandissimi data center che supportano il repentino estendersi dell’intelligenza artificiale. A tali impianti sono necessari ingenti quantità di acqua per raffreddarne i motori, mettendo a rischio le riserve idriche. La deputata Alexandria Ocasio-Cortes (AOC), assieme al senatore Bernie Sanders, hanno presentato in Parlamento un disegno di legge per la moratoria dei data center. AOC ha interrogato il 20 maggio in una commissione camerale un funzionario dell’EPA, informando anche di una sua visita in Georgia nei dintorni di un enorme data center in collaudo, in cui già si manifestano riduzione e impurità delle acque casalinghe. A margine della riunione sono emersi provvedimenti dell’agenzia che portano al fatto che spesso i lavori di costruzione dei data center iniziano negli USA prima dei permessi di costruzione e mancano di monitoraggi dei prevedibili impatti ambientali. En passant, in questi giorni, il rapporto dell’Onu su “Costo ambientale del consumo energetico dell’IA: impronta di carbonio, acqua e suolo”, precisa che entro il 2030 l’Intelligenza Artificiale consumerà l’acqua necessaria a 1,3 miliardi di persone. Già oggi, in Irlanda, dove sono stati realizzati molti data center, nel 2023 essi hanno consumato il 21% dell’elettricità totale, più di quella utilizzata della popolazione urbana di quel Paese.
Tornando all’EPA degli USA , essa ricade nelle competenze del segretario per la salute e i servizi umani Robert F. Kennedy Jr, la cui trasmigrazione ai fedeli di Trump prima delle elezioni presidenziali del 2024 è nota, come pure lo sono le sue posizioni antivaccini e più in generale antiscientiste. E’ preoccupante, anche per l’attuale inquinamento del Potomac (di grande rilievo perché riguarda la Capitale e i suoi abitanti, peraltro malvisti da Trump perché in grande maggioranza non lo hanno votato) che la persona che in ultimo se ne debba occupare abbia postato alcune foto nel maggio 2025 di lui e di alcuni suoi nipoti a bagno in un torrente di Washington, il Rock Creek. Oggetto però dal 1971 di ripetuti avvisi da parte del National Park Service (un altro ente oggetto di tagli trumpiani) onde evitare il nuoto o il guado nel torrente a causa di “alti livelli di batteri e altri agenti patogeni infettivi” e i rischi alla salute identificati dai monitoraggi del governo di Washington D.C. Gli impegni dell’amministrazione Trump, e di R.F.Kennedy, per le acque pulite della Nazione sono ormai, come ampiamente prevedibile, svaniti.
Fonti principali:
Z. Richards, RFK Jr. goes swimming with grandchildren in contaminated D.C. creek, NBC News, 13.5.2025
A.Azhar, Fuel and Sewage Leaks Have Made the Potomac One of America’s Most Endangered Rivers, Mother Jones, 27.5.2026
T.Perkins, Trump officials plan to repeal limits on ‘forever chemicals’ in drinking water, The Guardian, 18.6.2026
