Gaza Khan Younis, 2 luglio 2026 (foto da YouTube)

Tutto torna. Lo sguardo è appannato, la miseria e l’impotenza vincono, vincono sempre 

Lo sapevo già. È sempre stato così. Perché avrebbe dovuto essere diverso?

È insopportabile, è sempre insopportabile, il tempo passa ma rimane insopportabile.

Non riesco a trattenermi.

Devo fermarmi. Non voglio andare avanti.

Perché succede ancora, lo so che tutto si ripete, allora perché succede ancora?

È come scivolare in un pozzo che non ha fondo. Aggrapparsi è inutile. Continui a scivolare. La caduta non si arresta. Scivoli e scivoli. Non c’è altro. Non è un sogno. Non puoi gridare. Chiudi gli occhi. Aspetti.

Vorresti che non fosse così, ma non sei tu a decidere.

È un puntino luminoso nell’oscurità. È una luce che torna sempre. E, come Ciàula, la vedi e resti senza parole. Guardi e non comprendi. Intanto, entra nei tuoi pensieri e non puoi farci nulla. 

Ed è allora che vorresti che tutto finisse.

Lo sguardo è appannato, la miseria e l’impotenza vincono, vincono sempre.

È una ‘nota stonata’, è il pianto di un neonato, è il frastuono di una bomba, è il dolore che cessa per sempre.

Eppure, macerie e distruzione non impediscono ai bambini palestinesi di gioire della loro età, di correre sotto il sole cocente di luglio, di giocare tra la polvere sollevata nella strada piena di detriti e le inutili grida di contentezza.

A luglio il Mediterraneo è blu, è piatto, è gioia, è vita, ed anche a Gaza è così malgrado i progetti faraonici dei potenti della terra.

Il mare che qui prende il nome di mar di Levante è lì per i gazawi nonostante i divieti e le bombe. Incuriositi, li vedi ridere di fronte ad uno smartphone acceso. Non lo sanno, ma è il loro tempo, ed è un tempo che non tornerà più. Non deve essere sprecato. Occorre viverlo ‘goccia a goccia’ a dispetto di tutto e tutti.

E’ il loro presente.

I volti bagnati dall’acqua salata, i sorrisi, la spensieratezza sono il dimenticarsi per un momento, solo per un momento. 

Allora vorresti fermare il tempo, ma non puoi. 

Tutto torna.

E’ ‘il violino dei poveri’, è il violino dei bambini palestinesi.

Di Giovanni Pulvino (REDNEWS)

Insegno Scienze giuridiche ed economiche dal 1993. Dopo tanti anni di supplenze sono passato di ruolo nel novembre del 2015. In quel periodo il portale web di Tiscali dava agli utenti la possibilità di esprimersi tramite le ‘Socialnews’. Ed è cosi che nel luglio del 2012 ho iniziato a scrivere articoli raccontando le vicende dei precari storici della scuola. Per un anno ho collaborato anche con ComUnità del portale Unità.it. Successivamente, per integrare e proseguire quell’esperienza durata oltre 3 anni, ho creato REDNEWS (28 giugno 2015), un ‘blog di cronaca, informazioni e opinioni dal profondo Sud’. Il mio scopo era ed è quello di dare voce a chi è escluso dalla società, in particolare i disoccupati, i precari, i pensionati al minimo. Nello stesso tempo intendo esprimere il punto di vista di chi vive nel Meridione, terra che è regolarmente esclusa oltreché dal benessere economico anche dai circuiti d’informazione nazionali. La linea editoriale del blog può essere riassunta con le parole scritte nel IV secolo a.C. dal poeta e drammaturgo greco Sofocle: ‘L’opera umana più bella è di essere utile al prossimo’.

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