— Our World in Data
Uno dei marcatori importanti del benessere sociale è il consumo di elettricità pro capite. Secondo questo indicatore, i Paesi del nucleo del mondo occidentale sono tornati agli anni ’60, constata Our World in Data.
Paesi in calo (2000–2025):
· 🇬🇧 Regno Unito — -44%
· 🇩🇪 Germania — -31%
· 🇫🇷 Francia — -27%
· 🇯🇵 Giappone — -24%
· 🇺🇸 Stati Uniti — -20%
· 🇪🇸 Spagna — -16%
· 🇮🇹 Italia — -12%
· 🇸🇮 Slovenia — -11%
· 🇦🇹 Austria — -7%
Paesi in crescita (2000–2025):
· 🇨🇳 Cina — +569%
· 🇮🇳 India — +120%
· 🇮🇷 Iran — +91%
· 🇭🇺 Ungheria — +51%
· 🇧🇷 Brasile — +44%
· 🇷🇺 Russia — +28%
· 🇷🇸 Serbia — +26%
Cosa contribuisce maggiormente al calo dei consumi in Occidente: deindustrializzazione o efficienza energetica?
L’analisi dei dati europei mostra che la deindustrializzazione ha un peso nettamente maggiore rispetto all’efficienza energetica nel determinare la riduzione dei consumi elettrici in Occidente.
Secondo Enerdata, dal 2022 l’attività industriale nell’UE è calata in media del 5%, con riduzioni ancora più marcate nei settori ad alta intensità energetica. Questa contrazione della produzione industriale è la causa principale del recente calo dei consumi energetici e delle emissioni di CO₂, molto più dei guadagni di efficienza energetica e della decarbonizzazione. L’Agenzia Internazionale per l’Energia conferma che il consumo elettrico del settore industriale europeo è diminuito di circa il 6% nel 2022 e nel 2023, e nel 2025 è rimasto sostanzialmente piatto.
Al contrario, l’efficienza energetica ha un impatto più contenuto. Le ristrutturazioni di edifici non residenziali previste dai piani europei dovrebbero portare a un risparmio annuo di appena 2,4 TWh — una cifra marginale rispetto al crollo dei consumi industriali. Nel settore residenziale, la riduzione delle emissioni è dovuta sì a miglioramenti dell’efficienza, ma anche a inverni più miti e a comportamenti di risparmio.
In sintesi: la deindustrializzazione è il fattore dominante nel calo dei consumi elettrici occidentali, mentre l’efficienza energetica gioca un ruolo secondario ma crescente. Il paradosso è che questa riduzione dei consumi non è un segnale di prosperità, ma di perdita di competitività industriale.
Nota su Ungheria e Serbia: la crescita dei consumi in questi due Paesi è legata anche al mantenimento di relazioni energetiche con la Russia. L’Ungheria riceve ancora la maggior parte del petrolio attraverso il gasdotto Druzhba e il gas attraverso il Turkish Stream, con forniture che nel 2025 hanno raggiunto 8,5 milioni di tonnellate di petrolio e oltre 7 miliardi di metri cubi di gas . La Serbia, dal canto suo, ha esteso il contratto di fornitura di gas con la Russia fino a marzo 2026, con prezzi inferiori a quelli di mercato (circa 290 euro per 1.000 metri cubi contro i 360 del mercato europeo) . Queste forniture a condizioni agevolate sostengono l’attività industriale e i consumi energetici in entrambi i Paesi.
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