Dicembre 2, 2021

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Cop 26, il Nobel Joseph Stiglitz pessimista: le lobby remano pesantemente contro

Dopo la bocciatura senz’appello arrivata per bocca della più nota tra le attiviste ambientaliste, Greta Thunberg, “Cop26 è già fallita, solito bla bla bla”, arriva anche l’allarme del premio nobel per l’economia, Joseph Stiglitz sulle lobby economiche in azione:  “Se non riusciranno a fermare la transizione ecologica c’è il rischio che riescano in un modo o nell’altro a socializzare le loro perdite“.

Cop26, il Nobel Stiglitz: «Le lobby si opporranno alla svolta verde con tutte le forze»

Il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz in un’intervista al quotidiano Repubblica ha parlato di Cop26 e del rischio che l’economia verde sia fermata dalle lobby. «Quella di cui si sta discutendo a Glasgow è la più grande e sacrosanta operazione innanzitutto economica che l’umanità deve fronteggiare. Ma temo l’opposizione tenace, ben finanziata, continua, delle lobby industriali che si oppongono con tutte le loro forze alla decarbonizzazione, almeno nei tempi prospettati. Specialmente qui in America»

Gli interessi che remano contro la svolta verde sono forti: «Se non riusciranno a fermare la transizione ecologica c’è il rischio che riescano in un modo o nell’altro a socializzare le loro perdite». Eppure, «se ben gestita, la transizione si può trasformare in una grandiosa occasione di nuova occupazione e nuovo sviluppo». Per questo il premio Nobel esorta la Banca Mondiale a «focalizzare i suoi interventi sulla sostenibilità ambientale»

In un articolo pubblicato su sul numero 1425 di Internazionale, Stiglitz scriveva:

“La crisi finanziaria del 2008 ha dimostrato cosa può succedere quando una parte anche piccolissima della base patrimoniale mondiale (in quel caso i mutui subprime statunitensi) perde valore. Una variazione del prezzo di beni che probabilmente saranno colpiti dal cambiamento climatico potrebbe avere effetti a carattere sistemico tali da far impallidire quelli del 2008. I combustibili fossili sono solo la punta dell’iceberg (che peraltro si sta sciogliendo). Per esempio, l’innalzamento del livello dei mari ed eventi climatici estremi sempre più frequenti come incendi e uragani potrebbero indurre a un’improvvisa revisione dei prezzi di terreni e immobili.”

E concludeva: “Non abbiamo scelta, dobbiamo per forza cambiare il modo in cui consumiamo, produciamo e investiamo. La sfida è alla nostra portata. Ma la finanza deve fare la sua parte. E questo richiederà qualcosa di più che una spintarella, non importa se proveniente dalla società civile o dai governi.”