Gennaio 22, 2022

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‘Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità’

Foto da addiopizzo.org

Ecco come nasce a Palermo nel 2004 l'associazione antiracket ADDIPIZZO

In uno dei primi capitoli del libro ‘Io posso – Due sorelle sole contro la mafia’ scritto da Pif e da Marco Lillo, gli autori raccontano come è nata a Palermo l’associazione antiracket ADDIPIZZOEcco il brano

‘Tutto nasce nel 2004, quando a Ugo, Raffaele, Francesco, Daniele, Vittorio, Laura e Andrea viene l’idea di aprire una sorta  di pub/centro culturale, nella Palermo vecchia. Per capire quali spese dovranno sostenere ogni mese, un loro consulente stila una lista: luce, gas, acqua, tasse e pizzo. Alla parola pizzo tutti e sette fanno un balzo. Pizzo? Dovremo pagare il pizzo? All’improvviso la bella e spassosa città di Palermo, ideale per vivere da studente (affitti bassi, cibo buono ed economico, bel clima, ecc.), diventa molto ostica: è il momento in cui si entra nel mondo degli adulti. È possibile, quindi, che qualcuno si presenti, utilizzando all’inizio anche modi garbati, e consigli di mettersi a posto. Cosa  fare a quel punto? Qualcuno propone di invitare all’inaugurazione il fidanzato carabiniere , in modo da scoraggiare un’eventuale richiesta. Ma come strategia forse è in po’ debolina. Dopo lunghe riflessioni, i ragazzi decidono di fare un gesto che è perfino un po’ infantile: tappezzare un quartiere di Palermo di adesivi con la scritta Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità. La frase che a Vittorio è venuta in mente una notte. Se davvero noi non siamo nessuno, non abbiamo la possibilità di farci sentire, non ci rimane che l’attacchinaggio notturno. L’idea era di proseguire in altri quartieri nelle notti successive, ma il progetto non andrà mai in porto a causa di quello che i ragazzi scoprono la mattina seguente, accendendo la tv. Il comitato dell’ordine e sicurezza di Palermo (vale a dire questore, prefetto, comandante della finanza e dei carabinieri) si era riunito per discutere di un problema di pubblica sicurezza: la comparsa in alcuni quartieri di adesivi che parlano di pizzo. Una semplice verità aveva messo in crisi la città. Visto che i commercianti non avrebbero mai osato parlare di pizzo così pubblicamente, e men che meno di mafia, chi poteva aver osato tanto? Nessuno pensò a dei ragazzi che non riuscivano ad accettare quello che si era sempre accettato. Qualche giorno dopo ha luogo un incontro fra le istituzioni e questo impaurito gruppo di intraprendenti provocatori. È così viene l’dea di creare un’associazione antiracket che aiuti chi non ha il coraggio di denunciare perché magari si sente solo. Nasce Addiopizzo, la più significativa associazione antiracket di Palermo, che dal giorno della sua fondazione ha visto costantemente aumentare i propri iscritti. Con il passare del tempo la ricetta si rivela incredibilmente azzeccata. Lo conferma l’intercettazione di un mafioso che, qualche anno dopo la nascita dell’associazione, avverte al telefono un altro mafioso di non andare a chiedere il pizzo in quel determinato negozio, perché aderisce ad Addiopizzo’.

Tra i primi commercianti ad aderire all’associazione ci sono le sorelle Pilliu, protagoniste del libro ‘Io posso – Due donne sole contro la mafia’.

‘Stavolta, oltre a intervistare i ragazzi di Addiopizzo, voglio incontrare anche qualche commerciante che ha aderito all’associazione. È così, un pomeriggio entro in un negozio di prodotti sardi in via del Bersagliere, gestito dalle sorelle Maria Rosa e Savina Pilliu. Dietro il bancone c’è l’anziana madre. A rilasciare l’intervista è Savina: Non sarei mai disposta a dividere quello che io guadagno con altri…. Da allora con le sorelle Pilliu abbiamo continuato a sentirci e, ogni volta che sono sceso a Palermo, sono passato a trovarle. L’argomento principale delle nostre conversazioni ruotava intorno alla storia del palazzo e delle due case diroccate ….

Fonte: ‘Io posso Due sorelle sole contro la mafia’

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