Uno dei modi più semplici per dimenticarsi è rubare un sorriso. Sì, rubare un sorriso
Quante volte ci è capitato di provare empatia per chi ci sta di fronte e, per questo, fargli o ricevere un sorriso.
Quante volte ci è capitato di vedere un nostro parente o un nostro amico tentare di far ridere un neonato e gioire per questo anche se non sai bene se lo fai per la sua ‘goffaggine’ o per la dolcezza del bambino che non capisce le stupide smorfie dell’adulto.
A volte sorridere è complicato, ma occorre sforzarsi, non c’è altro.
Quando passavo mi facevano sempre un sorriso, era il loro modo di salutare. U zu Pippinu e a za Rusina stavano quasi sempre seduti davanti all’uscio della loro casa, in piazza Marina ora diventata piazza A. Pulvino, chissà se facevano un sorriso anche a Lui. Poi, un giorno, non li ho visiti più.
Tornando da Villa Margi, dopo un patruni e sutta, un nostro coetaneo, u Liuni, scoppiava a ridere, così, senza motivo e noi dietro a lui. Faceva altri due passi e scoppiava a ridere di nuovo e noi sempre dietro a lui.
Sorridere è una predisposizione dell’animo. È l’espressione immediata del carattere. È gentilezza. È un dare senza aspettarsi nulla, è un ricevere senza dare nulla. È amore. È affrontare la vita con leggerezza, anche se spesso non si può.
Le persone intelligenti fanno battute, si sa, lo scopo non è deridere, ma strappare un sorriso. Se gli capita di farne una ‘improbabile’ o se chi hanno di fronte non comprende l’ironia, allora la mortificazione è certa e, di sicuro, rimarrà nel tempo e non faranno più battute con quella persona.
Poi ci sono i sorrisi che non arrivano, sono quelli di cui abbiamo più bisogno, e non possono essere che quelli, non altri, ed è allora che ….
Quante volte li abbiamo cercati e non li abbiamo trovati.
Sono indefinibili, sono accennati, sono complicità e non possono essere che quelli, solo quelli e lo capisci solo quando non ci sono o, peggio, quando ti rendi conto che sono per altri.
I sorrisi sono un tuffo al cuore, sia che ci siano, sia che non ci siano. Segnano la vita, ne alleggeriscono i vuoti o ne creano di nuovi. E non possiamo decidere quali e quando riceverli o darli, li subiamo soltanto, come tutto, come tutti.
Fonti: Canto del servo pastore di Fabrizio De Andrè e REDNEWS
